venerdì 27 marzo 2009

Ultima copia del Seattle Post-Intelligencer

Internet e la rete sta cambiando la fisionomia dell’editoria mondiale.
Non sono bastat 146 anni di storia, tradizioni e penne illustri per fronteggiare la crisi. Il 17 Marzo, il Seattle Post-Intelligencer sospende definitivamente le pubblicazioni cartacee e si trasferisce online. La migrazione del Seattle P-I, sussurrano gli esperti, potrebbe essere soltanto la prima di una lunga serie. Il caso del quotidiano dello stato di Washington sottolinea la profondità della crisi delle editoria. I lettori, trovano sempre più le notizie online e una forte recessione riduce gli investimenti pubblicitari a livello mondiale.
La scelta del Seattle P.I non è improvvisa, ma è frutto di una scelta maturata nel tempo. Nel 2008 l'Intelligencer aveva accumulato perdite per 14 milioni di dollari. Due mesi fa, la casa editrice Hearst aveva preannunciato l'intenzione di chiudere le rotative in caso non fosse trovato un compratore. Il 16 marzo la
comunicazione ufficiale. "Il P-I ha una storia di servizio alla comunità del NorthWest lunga 146 anni, e questo non fa che rendere più difficile la decisione di sospendere le pubblicazioni" ha detto tra l'altro l'amministratore delegato Frank A. Bennack, Jr. "Adesso - ha annunciato - il nostro obiettivo è quello di fare di seattlepi.com il portale di news e informazione più importante dell'intera regione".
La transizione al digitale del Seattle Post-Intelligencer porterà non solo un ridimensionamento dell'organico che passerà da 165 a 20 giornalisti, ma anche ad una profonda riorganizzazione interna. “Nel nuovo progetto non è prevista distinzione tra reporter, editor e produttori -
spiega PaidContent - tutti gli effettivi della redazione dovranno essere in grado di scrivere, fare foto, costruire e montare prodotti multimediali”.
La direzione editoriale sarà affidata a Michelle Nicolosi, già executive producer del sito web del giornale.
Se l’esperimento Seattle Post-Intelligencer del dovesse fallire sarebbe un pericoloso precedente per il già traballante mondo dell’informazione americana.


Giorgia Pellecchia

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