giovedì 30 aprile 2009

Editoria: profondo rosso


Lo scorso settembre è stato lanciato l’allarme crisi. Banche, mutui, assicurazioni hanno seminato il panico. A distanza di alcuni mesi, la crisi preoccupa l’editoria Italiana.
Il presidente della FIEG, Carlo Melanconico ha dichiarato: “ gli andamenti trimestrali di alcuni dei principali gruppi editoriali italiani, presentano un costante peggioramento dei conti economici”.
Nel primo trimestre del 2009 si è registrato un aumento delle perdite e una contrazione degli utili pari al 30%.
In ogni caso, secondo i dati Censis la carta stampata batte internet 51 a 38.
Calano le vendite dei quotidiani, ma i nuovi media non sostituiscono l’informazione tradizionale.
I grandi editori chiedono aiuto al governo. Lo stesso presidente della FIEG, Melanconico ha lanciato un appello al Governo. La risposta è arrivata da sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti, il quale ha dichiarato: “Il Governo, si è mosso istituendo un fondo di 20 milioni di euro per la crisi dei quotidiani e per la prima volta dei periodici”. Ha poi aggiunto- l’editoria si trova di fronte ad un mondo nuovo, ma si può sempre trovare un equilibrio. Bisogna far fronte con intelligenza al profondo cambiamento in corso.
La crisi si è fatta sentire anche negli Usa, dove perfino un quotidiano come il New York Times è tutt’ora costretto a fare peripezie per far quadrare il bilancio, lasciando presagire una strategica ritirata dal web nei prossimi anni.
Anche il gigante finlandese UPM-Kymmenea ha chiuso il primo trimestre in perdita con 158 milioni di euro. Il fatturato è calato del 23% rispetto allo stesso trimestre del 2008.
Secondo l'amministratore delegato Jussi Pesonen: “La carta ha gestito la situazione mantenendo i prezzi alti, snellendo le attività e adattando la produzione all'adamento della domanda".
I dati confermano che si tratta di una crisi drammatica. Difficile rintracciare le numerose cause che stanno mettendo a rischio la stampa informativa.
Andrea Ceccherini , presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani Editoria rispondendo ad alcune domande sull’iniziativa “Crescere tra le righe”, ha detto: “I giornali devono smetterla di vendere pubblicità e devono cominciare a vendere notizie. I giornali curano troppo il rapporto con gli inserzionisti pubblicitari e troppo poco il rapporto con i lettori”.
Chissà se a tutti gli editori basterebbe questo semplice consiglio per risollevare le sorti dell’informazione…
Surace Caterina

"State of Play": the crisis of journalism from Hollywood



Even Hollywood is dealing with the crisis of journalism. The thriller of Kevin MacDonald "State of play" that, as the director, says "is a political conspiracy that the deep crisis in the print media, is supplanted by the blog, faster but related news based on more gossip and opinions on the facts. " State Of Play, from a British miniseries successful broadcast by the BBC in 2003, arrives in Italy April 30 2009. In the film, the main interest of MacDonald, is to talk about the relationship between the media revolution and the quest for truth. However the revolution of the media appears to be erasing the existence of traditional investigation journalism, suffocated by the needs of immediacy and speed of new technologies. And with whom it is also all the imagination, if romantic, of the journalist. What Russell Crowe is through its Cal McAffrey, flanked by the beautiful Rachel McAdams. He is old-fashioned reporter in search of truth on the road, with the first ever notebook and pen always in hand; she is a blogger, is the freshness and all the ingenuity of on line journalism. Join forces, and will have to learn."This is a thriller in which the conspiracy is 100% true - says MacDonald-in that is inspired by real-life situations, such as the Blackwater scandal" (a private military company, accused of abuse while performing security duties for the U.S. government in Iraq, ndr). "Many features of the defense, the United States and abroad-continue-director shall be tendered to private companies to monitoring of phone calls." Complete the impressive cast Ben Affleck, Robin Wright Penn, Jason Bateman, Jeff Daniels and a spectacular Helen Mirren in the role of director of the newspaper. In the BBS series was an English man, but the name remained the same: Cameron. The cast, originally was to be even more stellar. The protagonist of the film was Brad Pitt who left four days after the shooting.
Giorgia Pellecchia

“State of play”:crisi dell’editoria dal punto di vista di Hollywood






Anche Hollywood si occupa della crisi dell’editoria. E’ il thriller di Kevin MacDonald “State of play” che, come spiega il regista, racconta ”sia una cospirazione politica che la profonda crisi della carta stampata, sempre più soppiantata dai blog via internet, più veloci ma legati a notizie basate più su gossip e opinioni che sui fatti”.
State Of Play, tratto da una miniserie britannica di grande successo trasmessa dalla BBC nel 2003, arriva nelle sale italiane il 30 aprile 2009.
Nel film di Macdonald l'interesse principale è parlare del rapporto tra la rivoluzione dei media e la ricerca della Verità. Di come, insomma, l'evoluzione dei media sembra stia cancellando l'esistenza del giornalismo tradizionale, quello d'inchiesta, soffocato dai bisogni d'immediatezza e velocità delle nuove tecnologie. E insieme al quale se ne va anche tutto l'immaginario, se vogliamo romantico, del giornalista. Proprio quello che Russel Crowe rappresenta tramite il suo Cal McAffrey, affiancato dalla bellissima Rachel McAdams Lui è reporter vecchio stampo in cerca della verità sulla strada, con il taccuino sempre pronto e la penna sempre in mano, lei è una blogger, è la freschezza e insieme l'ingenuità del giornalismo online. Uniranno le forze, e avranno da imparare. A vicenda.
“Questo è un thriller in cui la cospirazione è 100% vera - dice MacDonald- nel senso che è ispirato a situazioni reali, come lo scandalo Blackwater” (a compagnia militare privata, accusata di abusi mentre svolgeva compiti di sicurezza per il governo Usa in Iraq, ndr). “Molte funzioni della difesa, negli Stati Uniti e all’estero- continua il regista- sono appaltate a società private, dall’addestramento della polizia al monitoraggio delle telefonate”.
Completano l'impressionante cast Ben Affleck, Robin Wright Penn, Jason Bateman, Jeff Daniels e una spettacolare Helen Mirren nel ruolo del direttore del giornale. Nella serie inglese era un uomo, ma il nome è rimasto identico: Cameron.
Il cast, in origine doveva essere ancora più stellare. Il protagonista del film doveva essere Brad Pitt che ha abbandonato a quattro giorni dall’inizio delle riprese.
Giorgia Pellecchia

mercoledì 29 aprile 2009

the crisis of journalism

The journal paper against the newspaper on-line: change the medium, but the journalism remains. After noses curled and looks ferocious against the information on-line newspapers that understand the new era is the web. Young people will bet and now we are betting and universities.

For many of the journalists who populate the editorial offices of the Italian, the crisis has a name: the Internet. Inexhaustible source of information of any kind. Has no problem of publishers, has no problem of deadline, no problem of public-player, but above all has no problem of money.

Internet lives by herself, the movement of thought and freedom of information, the update simultaneously with the world of work by its own owners, users. It is no coincidence that in the faculties of science communication are focusing a lot on training "web writing", propionate students-future journalists (maybe) even courses in computer science. Basic level course.

Aurelia Zucaro

Sull'orlo di una crisi di vendite






Il giornale di carta contro il giornale on-line: cambia il supporto, ma il giornalismo rimane. Dopo nasi arricciati e occhiate feroci contro l’informazione on-line, i giornali capiscono che la nuova era è il web. I giovani ci scommettevano e, adesso, ci scommettono pure le università.

“C’è crisi”. Dappertutto. Nell’ economia, nella finanza, nella sanità, nell’ istruzione, nella pubblica amministrazione. E pure nei giornali, che non potevano mancare. Perchè ci sarà pure la crisi, si venderanno migliaia di copie in meno (-0,3% in Italia nel 2008), però i giornali sono ancorà lì, le redazioni non hanno ancora chiuso i battenti, nonostante le infauste previsioni del direttore del New York Times, Bill Keller.


Per molti dei giornalisti che popolano le redazioni delle testate italiane, la crisi ha un nome: Internet. Fonte inesauribile di notizie di qualunque genere. Non ha problemi d’editori, non ha problemi di deadline, non ha problemi di pubblico-lettore, ma soprattutto non ha problemi di soldi. Internet vive di se stessa, della circolazione libera del pensiero e delle informazioni, dell’aggiornamento simultaneo con il mondo, del lavoro dei suoi stessi proprietari, gli utenti.


Ma per qualche giornalista di vecchia guardia di difetti ne ha, e molti. É approssimativa, puro flusso di informazione, non autorevole e autoreferenziale. Sta di fatto che la maggior parte dei giovani si informa così, e non compra il giornale. Allora, qualche direttore più acuto, ha pensato di strutturare le pagine del quotidiano in modo nuovo. Per esempio, inserendo gli infografici, come ha fatto Ezio Mauro a Repubblica, oppure facendo prime pagine con foto a tutto campo e qualche titolo a effetto, come il Manifesto, per non parlare della tendenza da metà anni ’90 a mettere in rete i quotidiani, con siti fatti su misura.


Il risultato è stata un’innovazione nel mondo dell’editoria giornalistica, che invece di combattere a muso duro il nemico ha deciso di prenderlo a braccetto e portarlo con sé.


Non è un caso che i siti di notizie più visitati in Italia siano gli stessi dei due maggiori quotidiani nazionali: la Repubblica - circa 800mila utenti unici al giorno - e Il Corriere della Sera. Non è neppure un caso che nelle facoltà di scienze della comunicazione stiano puntando molto sulla formazione “webbica”, propinando agli studenti-futuri giornalisti (magari) addirittura corsi di ingegneria informatica. Ovviamente livello base.


Hanno detto che i giovani guardano troppa tv. Hanno detto che i giovani non leggono più. Hanno detto che i giovani sono il futuro del mondo. Nessuno ha ancora detto, però, che gli stessi giovani, o buona parte di essi, popolano le aule delle facoltà universitarie con la speranza di aggiungere qualcosa di buono alla propria formazione culturale. E nella facoltà di Scienze della Comunicazione molti sperano di trovare la chiave di accesso al mondo giornalistico, alla faccia della crisi della stampa. Tanto loro sono figli di Internet.



Aurelia Zucaro

Rai.it (almost) replaces TV



The migration, from traditional media to the network, also involves the state television. Rai is renewed with a schedule on line so rich as to give up (almost) on TV.
Rai is on line, with a new offer: rai.it and rai.tv. A program that runs continuously in 20 channels. The video quality is, in some cases, poor.
According to Piero Gaffuri, CEO of RaiNet Rai and director of new media, the public will choose the new technologies and for this reason: "The program, in accordance with the Contract of Service, is to create a personal TV content through the Rai to new platforms. " The home of the new version is customizable in color and content in a list selected by default.
There are advertisements. There are also areas dedicated to TV channels, to radio, and programming for children. Same domains of Teche Rai and discussion forums populated by the public.
The real revolution is on Rai.tv. Now you can watch live the three traditional channels (Raiuno, Raidue and Raitre), the direct Rainews24, RaiSport +, History and Rai Rai Edu 1. Also available in the specific programs contained in the labels Comedy, First Floor, Fiction.
Do not forget the live radio, music channels, GR Parliament to 8 audio channels made specific to the web. In total reaches more than 20 channels with programming continues offering online.
A positive change from previous versions is the archive of fiction made in whole or in part by Rai. You can download fiction such as “Il commissario Montalbano”, “lo storico Nero Wolfe”, “L’ispettore Coliandro” and “Tutti pazzi per amore” The yield, however, is not comparable to other solutions used abroad as the American and English Hulu iPlayer: the compressed video, sacrificing quality in favor of light and lose quality even with recent file of YouTube.
Giorgia Pellecchia

Rai.it fa (quasi) rinunciare alla tv


La migrazione, dai media tradizionali alla rete, coinvolge anche la televisione di stato.
La Rai si rinnova con una programmazione on line così ricca da far rinunciare (quasi) alla tv.
La Rai si rituffa nel web, con una nuova offerta:
rai.it e rai.tv.

Una programmazione continua che si snoda su 20 canali. La qualità video resta, in alcuni casi, scarsa.
Secondo Piero Gaffuri, amministratore delegato di RaiNet e direttore di Rai Nuovi Media, il pubblico si sceglie le nuove tecnologie e proprio per questo: "Il programma, in coerenza con il Contratto di servizio
, è quello di creare una personal tv applicando i contenuti Rai alle nuove piattaforme".

La home della nuova versione è personalizzabile nei colori e nei contenuti selezionabili in una lista predefinita. Ci sono le inserzioni pubblicitarie. Non mancano le aree dedicate ai canali TV, a quelli radio, ed alla programmazione per i più piccoli. Invariati i dominii delle Teche Rai e del forum di discussione popolati dal pubblico.
La vera rivoluzione è su Rai.tv. Adesso è possibile seguire in diretta i tre canali tradizionali (Raiuno, Raidue e Raitre), la diretta di Rainews24, Raisport+, Rai Storia e Rai Edu 1. Disponibili anche le programmazioni specifiche racchiuse sotto le etichette Comici, Primo Piano, Fiction.

Da non dimenticare le dirette radio, i canali della filodiffusione, GR Parlamento e gli 8 canali audio realizzati ad hoc per il web. In totale si arriva a più di 20 canali con programmazione continua offerti on line.

Un cambiamento positivo rispetto alla precedente versione è l'archivio delle fiction realizzate anche solo parzialmente dalla Rai. Si possono scaricare dalla piattaforma ad esempio il Commissario Montalbano, lo storico Nero Wolfe, L'ispettore Coliandro e Tutti pazzi per amore.

La resa tuttavia non è equiparabile ad altre soluzioni usate all'estero come l'americana Hulu e l'inglese iPlayer: il video, ipercompresso, sacrifica la qualità in favore della leggerezza e perde di qualità anche nei confronti degli ultimi documenti di YouTube.


Giorgia Pellecchia

mercoledì 8 aprile 2009

The initial difficulties of journalism online

Difficult was the initial way in Internet journalism and its affirmation. Early in the efforts were mainly made by some fans of science and the few supporters we had to clash with widespread skepticism. The difficulties encountered by journalists on the web can be traced to five factors:

1. Cultural backwardness, especially in the editors themselves, among the journalists where older new technologies and their potential were little known. Was strong resistance they opposed to the use of new ways to do journalism.
2. Economic difficulties. Create a website in which information required to make a substantial economic investment returns and often seemed decidedly uncertain. From experiments on the web occurring in other countries had been able to see how difficult it was able to earn even the minimum, and so from the web, including the poor dissemination of the network in Italy, the editors had doubts before this news.
3. Fears of "cannibalization." They were not few those who believed that the online version of the newspaper, especially since free, could be seen by readers as an alternative to the paper thereby decreasing sales.
4th Little understanding of journalism on the Internet for many journalists the information on the web was an "division" should be reserved for any young person with the passion of your computer. A vision is likely due to the conviction of the volatility of the journalism and the low prestige that it had considered this information of low quality and reliability, because they inserted in a context where everyone has the opportunity to publish and where they have marked the boundaries between and not official publication.
5. Technology limits up to the first half of the nineties, the network had limits beyond question. Low-level technologies were also very expensive: in 1995 to connect to the Internet should spend a base of around 200,000 pounds a year subscription to one provider, which was necessary to add the cost of telephone calls. Slow connections, but at high prices that, after interminable waits, allowing access to pages with just text and graphics almost non-existent, not making sure the information on the web compete with newspapers, radio and TV.

Fortunately after a few years after the first publication of newspapers on line, there was the turning point.

Federica Stiriti

martedì 7 aprile 2009

Le difficoltà iniziali del giornalismo on line

Difficoltoso è stato l’iniziale cammino in internet del giornalismo e la sua relativa affermazione. Nelle prime fasi le iniziative furono soprattutto opera di alcuni appassionati di informatica ed i pochi sostenitori si dovettero scontrare col diffuso scetticismo. Le difficoltà incontrate dal giornalismo sul web possono essere ricondotte a cinque fattori:

1. Arretratezza culturale, soprattutto all’interno delle redazioni stesse, dove tra i giornalisti più anziani le nuove tecnologie e le loro potenzialità erano poche conosciute. Era forte la resistenza che questi opponevano all’utilizzo dei nuovi modi per fare giornalismo.
2. Difficoltà economiche. Creare un sito internet in cui fare informazione richiedeva un cospicuo investimento economico e spesso i ritorni apparivano decisamente incerti. Dagli esperimenti sul web avvenuti negli altri Paesi si era potuto vedere come fosse difficoltoso riuscire ad ottenere guadagni, anche minimi, dal web e così, considerando anche la scarsa diffusione della rete in Italia, gli editori si mostravano dubbiosi davanti a questa novità.
3. Timori di “cannibalizzazione”. Non erano pochi quelli che credevano che la versione on line del giornale, specie poiché gratuita, potesse essere vista dai lettori come un’alternativa a quella cartacea facendo così diminuire le vendite
4. Scarsa considerazione del giornalismo in internet: per molti giornalisti l’informazione sul web era un’informazione “di serie B” da riservare a qualche giovane con la passione del computer. Una visione dovuta probabilmente alla convinzione della volatilità di questo giornalismo e allo scarso prestigio di cui godeva quest’informazione considerata di bassa qualità e attendibilità, specie perché inserita in un contesto in cui chiunque ha la possibilità di pubblicare e dove non sono marcati i confini tra pubblicazione ufficiale e non.
5. Limiti tecnologici: fino alla prima metà degli anni Novanta la rete aveva dei limiti incontestabili. Di basso livello qualitativo le tecnologie erano anche molto costose: nel 1995 per collegarsi ad internet bisognava spendere una base di circa 200.000 lire annue di abbonamento a un provider, alle quali era necessario aggiungere i costi delle telefonate. Connessioni lente ma a prezzi elevati che, dopo interminabili attese, permettevano di accedere a pagine con solo testo e grafica quasi inesistente, non rendevano certo l'informazione sul web competitiva con quella su giornali, radio e tv.

Fortunatamente dopo pochi anni dalla prima pubblicazione di giornali on line ci fu la svolta.


Visualizza Il G8 dell'on-line in una mappa di dimensioni maggiori

Federica Stiriti

domenica 5 aprile 2009

Browse the web makes it more productive to work!


Browse the internet, can seem like a big waste of time, even if an offense is a job.
A study at the University of Melbourne argues the opposite.
According to australian universities for 70% of those who decide to abandon a pause based on facebook, youtube and sites of interest are able to produce 9% more than those who do not concede any break.
The research is based on analysis of the psychological mechanism of the pause intentional.
The rest intentional and not imposed, it helps to relax and recover resources, to keep then again a high level of concentration on his task.
We must not exceed, the pause should not exceed 20% of the total work, otherwise you will have the opposite effect.
Visit our blog, relax, and come back more productive!
Giorgia Pellecchia

Navigare sul web rende più produttivi a lavoro!


Curiosare su internet, può sembrare una gran perdita di tempo, è addirittura un illecito se lo si fa a lavoro.
Uno studio dell'università di melbourne sostiene il contrario.
Secondo l'università australiana il 70% di coloro che decidono di abbandonarsi a pause a base di facebook, youtube e siti di interesse personale riescono a produrre il 9% in più di chi non si concede nessuna pausa.
La ricerca si basa sull'analisi del meccanismo psicologico della pausa intenzionale.
Il riposo intenzionale e non imposto, aiuta a distrarsi e a recuperare risorse, per mantenere poi di nuovo un elevato livello di concentrazione sul proprio compito. Naturalmente non bisogna eccedere, la pausa non deve superare il 20% dell'orario di lavoro complessivo, altrimenti si ha l'effetto opposto.

Visitate il nostro blog, rilassatevi, e tornerete più produttivi.
Buona navigazione a tutti!
Giorgia Pellecchia

Never lower our guard, Conflicker is lurking


The first in April 2009, should not be only the day of jokes, but also fearful of a massive attack. The virus Conficker, as expected proved to be a real April fool's joke, but experts urge people not to drop our guard because the assault may have been merely postponed.

The fears of the vigil were quickly dispelled when the major companies specializing in network security have not found specific abnormalities linked to the feared attack by the famous worm.

It is feared that the botnet created by Conficker has been spared from the creators of the worm due to the media outcry.

The infected computer, which according to some estimates would be more than 10 million worldwide, could be "victims" of the virus in a few days or weeks, when attention to it will be resized.

The great interest aroused by the virus has certainly changed is the intentions of those who control Conficker, and user behavior.

Designers of Conficker are waiting for researchers and IT managers lower our guard believing that the worst is past. "It would be stupid for them to perform Conficker use the first possible opportunity when all are on guard"-comments Toralv Dirro, security strategist for McAfee Avert Labs, Germany - "If something happens, it will be in a couple of days" .

Even the major network operators have decided to suspend most of their networking activities, thereby decreasing the number of commands sent to personal computers infected by Conficker.

Even the most lazy people, put in front of the possibility of serious damage, they controlled their own systems and make sure they are free from viruses or, in the case, delete unwanted guests.

According to analysts, the alarm linked to the feared attack on a large scale with Conficker would produce a single winner: the industry of antivirus systems yet. Obviously one can not imagine that suddenly became Conficker innocuous: it might also affect in the coming days. That is why it is still essential to keep your system updated and have anti-virus software can recognize the threat or, if you already have symptoms of infection (security programs disabled, unable to reach the bulletins issued by Microsoft) to use one of tools made available by various companies.


Giorgia Pellecchia

Mai abbassare la guardia, Conflicker è in agguato.


Il primo aprile 2009, non doveva essere solo il giorno degli scherzi, ma anche di un temibile e massiccio attacco informatico.
Il virus Conficker, come previsto si è rivelato un vero e proprio pesce d'aprile; gli esperti invitano tuttavia gli utenti a non abbassare la guardia poiché l'assalto potrebbe essere stato solamente rinviato.
I timori della vigilia si sono rapidamente dissipati, quando le principali società specializzate nella sicurezza della rete non hanno riscontrato particolari anomalie legate al paventato attacco da parte del famoso worm. Si teme che la botnet creata da Conficker sia stata risparmiata dai creatori del worm a causa dell'eccessivo clamore mediatico.
I computer infettati, che secondo alcune stime sarebbero più di 10 milioni in tutto il mondo, potrebbero essere “vittime” del virus tra qualche giorno o settimana, quando l'attenzione nei suoi confronti si sarà ridimensionata.
Il grande interesse suscitato dal virus ha sicuramente modificato sia le intenzioni di chi controlla Conficker, sia i comportamenti degli utenti. Gli ideatori di Conficker stanno aspettando che ricercatori e IT manager abbassino la guardia credendo che il peggio sia passato. "Sarebbe stupido per queste persone eseguire Conficker per sfruttare la prima opportunità possibile quando tutti stanno all'erta"-commenta Toralv Dirro, security strategist dei McAfee Avert Labs, in Germania -"Se qualcosa dovesse accadere, lo sarà tra un paio di giorni".
Anche i principali gestori dei network hanno deciso di sospendere buona parte delle loro attività in rete, riducendo sensibilmente il numero di comandi inviati ai personal computer infettati da Conficker. Perfino gli utenti più pigri, messi di fronte alla possibilità di seri danni, hanno controllato i propri sistemi e si sono assicurati che fossero liberi da virus o, nel caso, eliminare gli ospiti indesiderati.
Secondo gli analisti, l'allarme legato al paventato attacco su larga scala con Conficker avrebbe prodotto un unico vincitore: l'industria dei sistemi antivirus.
per adesso. Ovviamente non si può pensare che Conficker sia improvvisamente diventato innocuo: potrebbe colpire anche nei prossimi giorni.
Ecco perché è tuttora fondamentale tenere il proprio sistema aggiornato e dotarsi di software antivirus in grado di riconoscere la minaccia o, se già sono presenti i sintomi dell'infezione (programmi di sicurezza disabilitati, impossibilità di raggiungere i bollettini rilasciati da Microsoft) usare uno dei tool messi a disposizione dalle varie aziende.

Giorgia Pellecchia





E-paper: the Italians, ready to put the information in your pocket?










In July 2006, the newspaper "la Repubblica" has begun to experiment the electronic newspaper. Through the Internet via cable or wi-fi, 300 subjects had the opportunity to download on your iLiad (a mobile terminal size reduced), the news reporting in the newspaper, also of constant updates in real time.
One of the main features of this system is that the electronic journal allows you to store different numbers in the same newspaper.


Iliad has been presented as the newspaper you can read anywhere, thanks to its reduced size. Moreover, the pages can be quickly browse, including the possibility of ordering the subjects based on self-interest.
In 2008 it was talking about e-paper, as an infant. An A4 sheet designed by a mix paper-thin plastic and the size (about 0.03 mm), is beginning to be imagined as the newspaper of the future. Without entering into the merits of the technical issue, it is time to reflect on this new creation. E-paper, which has become a reality in other countries, manage to gain a good market in Italy?
Continuously, we are seeing the emergence of new products.
I-pod, I-phone, Lcd Tv, Nintendo Wii and so on, attract a market that never stop.
It seems, crisis or not crisis, innovation is always appreciated!
In this case, however, no mention of games or entertainment - but information. In a scene where publishers complain about the declining sales of newspapers, and the statistics confirm that the print media is increasingly distant from the young readers, it seems difficult to find an answer.
However, I wonder if the innovation is able to replace the "pleasure" to browse sheets (sometimes inconvenient and cumbersome), the most passionate readers. Waiting for the future gives us an answer, I think the E-paper could take a variety of functions, namely: to bring the world of the lovers of novelty in general, reduce the costs of paper while preserving the environment and raise Publisher's economy.
Surace Caterina

E-paper: Italiani, pronti a mettere l’informazione in tasca?








Nel luglio del 2006, il quotidiano “la Repubblica” ha iniziato a sperimentare il quotidiano elettronico. Mediante la rete internet via cavo o wi-fi, 300 soggetti hanno avuto la possibilità di scaricare sul proprio iLiad (un terminale mobile di dimensioni ridottissime), le notizie riportare dal quotidiano, usufruendo anche dei costanti aggiornamenti in tempo reale.
Una delle caratteristiche principali di questo sistema, risiede nel fatto che il giornale elettronico consente di conservare differenti numeri di uno stesso quotidiano.





Iliad è stato presentato come il giornale che si può leggere ovunque, grazie al suo formato ridotto. Inoltre, le pagine possono essere sfogliate rapidamente, consentendo anche di ordinare gli argomenti sulla base dei propri interessi personali.
Nel 2008 si è arrivati a parlare di E-paper, come realtà nascente. Un foglio A4 concepito da un mix carta-plastica e dalle sottilissime dimensioni (circa 0,03 mm), inizia ad essere immaginato come il quotidiano del futuro.
Senza entrare nel merito della questione tecnica, è giunto il momento di riflettere su questa nuova creazione.
L’E-paper , diventato già realtà in altri paesi, riuscirà a conquistare un buon mercato anche in Italia?
Continuamente, assistiamo alla nascita di nuovi prodotti.
I-pod, I-phone, Tv Lcd, Nintendo Wii e così via, richiamano un mercato che non si ferma mai. A quanto pare, crisi o non crisi, l’innovazione è sempre ben accetta!
In questo caso però, non si parla di giochi o intrattenimento - bensì d’informazione.
All’interno di un panorama in cui gli editori lamentano il calo delle vendite dei quotidiani, e le statistiche confermano che la carta stampata è sempre più distante dai giovani lettori, sembra difficile trovare una risposta.
Tuttavia, mi domando se l’innovazione riuscirà a sostituire il “piacere” di sfogliare i paginoni (talvolta scomodi e ingombranti), dei lettori più appassionati.
In attesa che il futuro ci dia una risposta, penso che l’E-paper potrebbe assumere molteplici funzioni, ovvero: avvicinare al mondo dell’informazione gli amanti delle novità in genere, ridurre i costi della carta salvaguardando l’ambiente e risvegliare l’economia editoriale.
Surace Caterina

giovedì 2 aprile 2009

Birth of journalism online in Italy

The baptism of Italian journalism on the web was through the experiment of a small newspaper: "L'Unione Sarda". This is the oldest and circulated newspaper in Sardinia, founded in 1889 and was above all the first Italian and European newspaper to open the doors to publishing online, building sites made by colleagues overseas. From experiments conducted in the United States had spent nearly three years, was the end of 1994 and as we read from the presentation that on the eve of this new mode of use of news was made of the site (for further investigation http://www.ipse. com / time / unione.html) tones were enthusiastic: we saw the possibility of access to space without limits, just enough to have a phone connection. Was less then the relationship with the paper, the information was conveyed by the new medium. The enthusiasm of those who had participated in the project and the enthusiasm of the owner Niki Grauso, patron of the first major provider, "Video on-line, did not lead to expected effects. The electronic version of the newspaper did not have the success expected. The case was detected mainly in poor diffusion of the network in the reality of that time (it is estimated that in 1995 internet users in Italy was 400,000), but also in the nature of the newspaper, since its foundation in a regional newspaper and then just poorly able to itself suddenly to a national and global audience.
Between the spring and summer of 1995, other Italian newspapers (La Stampa, Il Corriere della Sera, La Gazzetta dello Sport, "The Unit") began to offer content on Internet. But their offer was very limited, did not concern the entire newspaper like L’Unione Sarda, but only little information taken from the same newspaper, and sometimes by weekly inserts. To contain costs the newspapers did not have a specific wording for the publication on line, but poured on the Web the same content of the paper product. The affirmation of journalism on the Internet was therefore a far from simple.

mercoledì 1 aprile 2009

Nascita del giornalismo on line in Italia

Il battesimo del giornalismo italiano sul web avvenne grazie all’esperimento di un piccolo quotidiano: “L’Unione sarda”. Questo è il più antico giornale e diffuso giornale in Sardegna, fondato nel 1889 ed è stato soprattutto il primo quotidiano italiano ed europeo ad aprire le porte alla pubblicazione on line, ispirandosi ai siti realizzati dai colleghi d’oltreoceano.
Dagli esperimenti effettuati negli Stati Uniti erano trascorsi quasi tre anni, era la fine del 1994 e come si legge dalla presentazione che alla vigilia di questa nuova modalità di fruizione di notizie venne fatta del sito (per maggiori approfondimenti http://www.ipse.com/tempo/unione.html ) i toni erano entusiastici: si intravedeva la possibilità di un accesso all’informazione senza più limiti spaziali, bastava solamente essere dotati di una connessione telefonica. Veniva meno quindi il rapporto con la carta, l’informazione era veicolata dal nuovo mezzo di comunicazione. Il grande entusiasmo di chi aveva partecipato al progetto e lo slancio del proprietario Niki Grauso, patron del primo grande provider, “Video on line”, non portò agli effetti sperati.
La versione telematica del quotidiano non ebbe il successo previsto. La causa è stata soprattutto individuata nella scarsa diffusione della rete nella realtà di allora (si stima che nel 1995 gli internauti in Italia fossero 400.000), ma anche nella natura stessa del giornale, fin dalla sua fondazione a carattere regionale e quindi poco scarsamente capace a proporsi all’improvviso ad un pubblico nazionale e globale.
Tra la primavera e l’estate del 1995 anche altri quotidiani italiani (“La Stampa”, “Il Corriere della Sera”, “La gazzetta dello sport”, L’Unità”) iniziarono a proporre dei contenuti in internet. La loro offerta però era decisamente limitata, non riguardava l’intero quotidiano come per L’Unione Sarda, ma solo poche notizie tratte dal giornale in edicola e, a volte, dagli inserti settimanali. Per contenere i costi infatti i giornali non si erano dotati di una redazione specifica solo per la pubblicazione on line, ma riversavano sul web gli stessi contenuti del prodotto cartaceo. L’affermazione del giornalismo in internet fu dunque un processo tutt’altro che semplice.
Federica Stiriti