
Il presidente della FIEG, Carlo Melanconico ha dichiarato: “ gli andamenti trimestrali di alcuni dei principali gruppi editoriali italiani, presentano un costante peggioramento dei conti economici”.
Nel primo trimestre del 2009 si è registrato un aumento delle perdite e una contrazione degli utili pari al 30%.
In ogni caso, secondo i dati Censis la carta stampata batte internet 51 a 38.
Calano le vendite dei quotidiani, ma i nuovi media non sostituiscono l’informazione tradizionale.
I grandi editori chiedono aiuto al governo. Lo stesso presidente della FIEG, Melanconico ha lanciato un appello al Governo. La risposta è arrivata da sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti, il quale ha dichiarato: “Il Governo, si è mosso istituendo un fondo di 20 milioni di euro per la crisi dei quotidiani e per la prima volta dei periodici”. Ha poi aggiunto- l’editoria si trova di fronte ad un mondo nuovo, ma si può sempre trovare un equilibrio. Bisogna far fronte con intelligenza al profondo cambiamento in corso.
La crisi si è fatta sentire anche negli Usa, dove perfino un quotidiano come il New York Times è tutt’ora costretto a fare peripezie per far quadrare il bilancio, lasciando presagire una strategica ritirata dal web nei prossimi anni.
Anche il gigante finlandese UPM-Kymmenea ha chiuso il primo trimestre in perdita con 158 milioni di euro. Il fatturato è calato del 23% rispetto allo stesso trimestre del 2008.
Secondo l'amministratore delegato Jussi Pesonen: “La carta ha gestito la situazione mantenendo i prezzi alti, snellendo le attività e adattando la produzione all'adamento della domanda".
I dati confermano che si tratta di una crisi drammatica. Difficile rintracciare le numerose cause che stanno mettendo a rischio la stampa informativa.
Andrea Ceccherini , presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani Editoria rispondendo ad alcune domande sull’iniziativa “Crescere tra le righe”, ha detto: “I giornali devono smetterla di vendere pubblicità e devono cominciare a vendere notizie. I giornali curano troppo il rapporto con gli inserzionisti pubblicitari e troppo poco il rapporto con i lettori”.
Chissà se a tutti gli editori basterebbe questo semplice consiglio per risollevare le sorti dell’informazione…











