
Il giornale di carta contro il giornale on-line: cambia il supporto, ma il giornalismo rimane. Dopo nasi arricciati e occhiate feroci contro l’informazione on-line, i giornali capiscono che la nuova era è il web. I giovani ci scommettevano e, adesso, ci scommettono pure le università.
“C’è crisi”. Dappertutto. Nell’ economia, nella finanza, nella sanità, nell’ istruzione, nella pubblica amministrazione. E pure nei giornali, che non potevano mancare. Perchè ci sarà pure la crisi, si venderanno migliaia di copie in meno (-0,3% in Italia nel 2008), però i giornali sono ancorà lì, le redazioni non hanno ancora chiuso i battenti, nonostante le infauste previsioni del direttore del New York Times, Bill Keller.
Per molti dei giornalisti che popolano le redazioni delle testate italiane, la crisi ha un nome: Internet. Fonte inesauribile di notizie di qualunque genere. Non ha problemi d’editori, non ha problemi di deadline, non ha problemi di pubblico-lettore, ma soprattutto non ha problemi di soldi. Internet vive di se stessa, della circolazione libera del pensiero e delle informazioni, dell’aggiornamento simultaneo con il mondo, del lavoro dei suoi stessi proprietari, gli utenti.
Ma per qualche giornalista di vecchia guardia di difetti ne ha, e molti. É approssimativa, puro flusso di informazione, non autorevole e autoreferenziale. Sta di fatto che la maggior parte dei giovani si informa così, e non compra il giornale. Allora, qualche direttore più acuto, ha pensato di strutturare le pagine del quotidiano in modo nuovo. Per esempio, inserendo gli infografici, come ha fatto Ezio Mauro a Repubblica, oppure facendo prime pagine con foto a tutto campo e qualche titolo a effetto, come il Manifesto, per non parlare della tendenza da metà anni ’90 a mettere in rete i quotidiani, con siti fatti su misura.
Il risultato è stata un’innovazione nel mondo dell’editoria giornalistica, che invece di combattere a muso duro il nemico ha deciso di prenderlo a braccetto e portarlo con sé.
Non è un caso che i siti di notizie più visitati in Italia siano gli stessi dei due maggiori quotidiani nazionali: la Repubblica - circa 800mila utenti unici al giorno - e Il Corriere della Sera. Non è neppure un caso che nelle facoltà di scienze della comunicazione stiano puntando molto sulla formazione “webbica”, propinando agli studenti-futuri giornalisti (magari) addirittura corsi di ingegneria informatica. Ovviamente livello base.
Hanno detto che i giovani guardano troppa tv. Hanno detto che i giovani non leggono più. Hanno detto che i giovani sono il futuro del mondo. Nessuno ha ancora detto, però, che gli stessi giovani, o buona parte di essi, popolano le aule delle facoltà universitarie con la speranza di aggiungere qualcosa di buono alla propria formazione culturale. E nella facoltà di Scienze della Comunicazione molti sperano di trovare la chiave di accesso al mondo giornalistico, alla faccia della crisi della stampa. Tanto loro sono figli di Internet.
Aurelia Zucaro
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