Difficoltoso è stato l’iniziale cammino in internet del giornalismo e la sua relativa affermazione. Nelle prime fasi le iniziative furono soprattutto opera di alcuni appassionati di informatica ed i pochi sostenitori si dovettero scontrare col diffuso scetticismo. Le difficoltà incontrate dal giornalismo sul web possono essere ricondotte a cinque fattori:
1. Arretratezza culturale, soprattutto all’interno delle redazioni stesse, dove tra i giornalisti più anziani le nuove tecnologie e le loro potenzialità erano poche conosciute. Era forte la resistenza che questi opponevano all’utilizzo dei nuovi modi per fare giornalismo.
2. Difficoltà economiche. Creare un sito internet in cui fare informazione richiedeva un cospicuo investimento economico e spesso i ritorni apparivano decisamente incerti. Dagli esperimenti sul web avvenuti negli altri Paesi si era potuto vedere come fosse difficoltoso riuscire ad ottenere guadagni, anche minimi, dal web e così, considerando anche la scarsa diffusione della rete in Italia, gli editori si mostravano dubbiosi davanti a questa novità.
3. Timori di “cannibalizzazione”. Non erano pochi quelli che credevano che la versione on line del giornale, specie poiché gratuita, potesse essere vista dai lettori come un’alternativa a quella cartacea facendo così diminuire le vendite
4. Scarsa considerazione del giornalismo in internet: per molti giornalisti l’informazione sul web era un’informazione “di serie B” da riservare a qualche giovane con la passione del computer. Una visione dovuta probabilmente alla convinzione della volatilità di questo giornalismo e allo scarso prestigio di cui godeva quest’informazione considerata di bassa qualità e attendibilità, specie perché inserita in un contesto in cui chiunque ha la possibilità di pubblicare e dove non sono marcati i confini tra pubblicazione ufficiale e non.
5. Limiti tecnologici: fino alla prima metà degli anni Novanta la rete aveva dei limiti incontestabili. Di basso livello qualitativo le tecnologie erano anche molto costose: nel 1995 per collegarsi ad internet bisognava spendere una base di circa 200.000 lire annue di abbonamento a un provider, alle quali era necessario aggiungere i costi delle telefonate. Connessioni lente ma a prezzi elevati che, dopo interminabili attese, permettevano di accedere a pagine con solo testo e grafica quasi inesistente, non rendevano certo l'informazione sul web competitiva con quella su giornali, radio e tv.
Fortunatamente dopo pochi anni dalla prima pubblicazione di giornali on line ci fu la svolta.
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Federica Stiriti
1. Arretratezza culturale, soprattutto all’interno delle redazioni stesse, dove tra i giornalisti più anziani le nuove tecnologie e le loro potenzialità erano poche conosciute. Era forte la resistenza che questi opponevano all’utilizzo dei nuovi modi per fare giornalismo.
2. Difficoltà economiche. Creare un sito internet in cui fare informazione richiedeva un cospicuo investimento economico e spesso i ritorni apparivano decisamente incerti. Dagli esperimenti sul web avvenuti negli altri Paesi si era potuto vedere come fosse difficoltoso riuscire ad ottenere guadagni, anche minimi, dal web e così, considerando anche la scarsa diffusione della rete in Italia, gli editori si mostravano dubbiosi davanti a questa novità.
3. Timori di “cannibalizzazione”. Non erano pochi quelli che credevano che la versione on line del giornale, specie poiché gratuita, potesse essere vista dai lettori come un’alternativa a quella cartacea facendo così diminuire le vendite
4. Scarsa considerazione del giornalismo in internet: per molti giornalisti l’informazione sul web era un’informazione “di serie B” da riservare a qualche giovane con la passione del computer. Una visione dovuta probabilmente alla convinzione della volatilità di questo giornalismo e allo scarso prestigio di cui godeva quest’informazione considerata di bassa qualità e attendibilità, specie perché inserita in un contesto in cui chiunque ha la possibilità di pubblicare e dove non sono marcati i confini tra pubblicazione ufficiale e non.
5. Limiti tecnologici: fino alla prima metà degli anni Novanta la rete aveva dei limiti incontestabili. Di basso livello qualitativo le tecnologie erano anche molto costose: nel 1995 per collegarsi ad internet bisognava spendere una base di circa 200.000 lire annue di abbonamento a un provider, alle quali era necessario aggiungere i costi delle telefonate. Connessioni lente ma a prezzi elevati che, dopo interminabili attese, permettevano di accedere a pagine con solo testo e grafica quasi inesistente, non rendevano certo l'informazione sul web competitiva con quella su giornali, radio e tv.
Fortunatamente dopo pochi anni dalla prima pubblicazione di giornali on line ci fu la svolta.
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Federica Stiriti
brava mora!
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